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BarMario
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« il: 13 Dicembre, 2008, 23:47:41 » |
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Il treno è arrivato. Si tratta della tanto attesa e annunciata TAV che collegherà Milano e Bologna in un’ora. La nuova linea è stato inaugurata sabato alla stazione centrale di Milano; ma i rappresentanti delle FS presenti, l’amministratore delegato Mauro Moretti, e il presidente Innocenzo Cipolletta, sono stati contestati da un gruppo di pendolari, i quali hanno accusato le FS di trascurare il ben più essenziale servizio a favore dei pendolari, veri fruitori costanti dei treni, nonché i più danneggiati dal loro disservizio. Ma l’a.d. Moretti si è difeso affermando che sui treni per i pendolari devono investire le Regioni. Ma i pendolari non ci stanno, anche perché hanno fatto notare che con l’arrivo della TAV Milano-Bologna saranno soppressi venti coppie di treni regionali al giorno. Pare inoltre che si stia sbloccando la situazione dell’altra TAV, la Lione-Torino, utile addetta dei suoi progettatori, soprattutto per far fluire le merci con più facilità e velocità. I fondi europei sono pronti (671 milioni di euro), ma le contestazioni sono ancora accese, come quelle che iniziarono tre anni fa, con gli stessi protagonisti di allora: la comunità della valle di Susa, gli anarchici (e alcuni indossano per provocazione una falsa fascia tricolore da sindaco), i centri sociali, il movimento studentesco, militanti di Rifondazione Comunista, Sinistra Critica e del Partito Umanista; con l’aggiunta di giovani baschi, in prima fila contro la Tav in Spagna, e già solidali contro la base Dal Molin a Vicenza. I contestatori basano la loro protesta sui danni ecologici che l’opera comporterà alle comunità locali nonché alla fauna e flora esistente sul territorio piemontese interessato all’opera, oltre alla maggiore necessità di investire i fondi per piccole opere anche più necessarie. Quando si parla di grandi opere, siamo al solito discorso sulla loro effettiva necessità, essendo esistenti tante disfunzioni ed inefficienze sparse per il nostro Belpaese. Ovvero, sono affascinanti e utili opere quali i treni ad alta velocità, i ponti tra le isole e il resto della penisola, centri urbani costituiti da grattacieli ed edifici avveniristici, ma solo nel caso in cui tutti i servizi “normali” funzionano regolarmente e in modo scontato; come dovrebbe avvenire per un Paese rientrante nei G8. Ma non in un Paese come il nostro, dove diversi treni regionali sono quotidianamente soppressi o in ritardo, creando sistematicamente disagi a chi deve semplicemente andare a lavoro; dove i treni a media ed alta percorrenza pure creano disagi per i loro ritardi, a volte mostruosamente protratti per ore e ore, comportando ridicoli rimborsi ai passeggeri danneggiati psico-fisicamente; dove le strade urbane si allagano o si dissestano per qualche giorno di pioggia causa tombini mal funzionanti o materiale usato per la costruzione scadente; dove la segnaletica è in diversi tratti assente o incomprensiva; dove le autostrade sono a tratti anche ad una corsia (vedi la Salerno-Reggio Calabria); dove si investe poco su aeroporti e porti; dove i fiumi straripano se piove per tre giorni di seguito, allagando i centri urbani; ecc ecc. Sicuramente ho dimenticato altri disservizi e spero che voi mi aiuterete a trovarne altri. Ma credo che quelli elencati già siano numericamente sufficiente per dire che spendere fior fior di milioni di euro per TAV interne al Paese o il ponte sullo stretto, e non dare la priorità a tanti altri disservizi, non faccia certo il favore dei cittadini. Probabilmente le opere fattibili sono la TAV Lione-Torino, opera richiestaci dall’UE e importante dal punto di vista commerciale, e il Mose di Venezia che può ridurre il rischio di allagamento di Venezia e limitrofi, alzando una barriera che impedisce all’alta marea del Mar Adriatico di inondare la laguna veneta (anche questa contestata soprattutto dagli ambientalisti per i possibili danni all’ecosistema locale). Ma anche su queste lascio un margine di dubbio, non avendo la conoscenza ambientalista adatta al caso, tale da permettermi sicure affermazioni.
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