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J. S. Mill, l’informazione e il caso Travaglio |
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Scritto da Giovanni Palmieri
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mercoledì 21 maggio 2008 |
 “La protezione dalla tirannide non è sufficiente. Occorre anche proteggersi dalla tirannia dell’opinione e del sentimento predominanti, dalla tendenza della società a imporre come norme di condotta, con mezzi diversi dalle pene legali, le proprie idee e le proprie usanze a chi dissente, a ostacolare lo sviluppo e a prevenire, se possibile, la formazione di qualsiasi individualità discordante, e a costringere tutti i caratteri a conformarsi al suo modello.”
Parto da queste parole, attraverso le quali John Stuart Mill nel Saggio sulla Libertà parla della libertà di pensiero e di discussione, per fare qualche breve considerazione sullo stato attuale del nostro Paese.
Il grande pensatore inglese nel trattare le origini del Liberalismo riflette sul tema della libertà civile e del ruolo dell’individuo all’interno della società. L’individuo è e dev’essere libero di esprimere il proprio dissenso dalle idee predominanti, senza conformarsi in assenza di una sua volontà a opinioni, sentimenti, usanze prevalenti e che la società impone. Questi principi sono, tra gli altri, alla base del pensiero liberale e prim’ancora, direi, alla base di un sistema politico che possa definirsi democratico.
Eppure a guardare taluni eventi che si concretizzano in Italia, nel mondo dell’informazione e non solo, è palese che non si può considerare il nostro Paese né liberale né compiutamente democratico.
A dirlo e a confermarlo non sono io né le opinioni di altre persone ma gli eventi. La realtà, la scomparsa dei fatti direbbe Travaglio, ci pone dinanzi a prospettive a dir poco inquietanti generate da un’informazione asservita, non trasparente e che tende molto di frequente a far scomparire i fatti oppure a propinarci soltanto le notizie irrilevanti, di cronaca quotidiana e soprattutto rispettose di chi l’informazione la gestisce, pur agendo in perenne conflitto di interessi.
In un sistema siffatto incapace di assicurare un’informazione libera e indipendente diventa normale ignorare e calpestare il dettato costituzionale dell’articolo 21 della nostra Carta Fondamentale secondo cui tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione (..).L’unica conseguenza, dunque, non può che essere l’annientamento, la denigrazione, l’odio verso quelle individualità discordanti che non si conformano al sistema.
Marco Travaglio è sicuramente una di quelle poche individualità discordanti che fa informazione liberamente denunciando e cercando di risvegliare il senso civile all’interno di una società che, soprattutto dopo i risultati dell’ultima tornata elettorale, ha dimostrato di essere caduta largamente nella trappola dell’impero mass-mediatico di chi ancora una volta è riuscito ad ingannare tanti cittadini, esaltando il mafioso Mangano come un eroe e contemporaneamente elogiando eroi veri che la mafia l’hanno a lungo combattuta e quasi sconfitta come Falcone e Borsellino (Schifani nel discorso di insediamento al Senato).
Vige oggi la tirannia dell’opinione e del sentimento predominante. La maggioranza politica del Paese(che non rappresenta la maggioranza assoluta degli italiani) vuole nascondere i fatti, le connivenze, gli inciuci. Vorrebbe imporre largamente la propria visione fittizia dei fatti, delle cose.
E’ così che si ammazza la memoria. E’ così che si ammazza la storia di un’Italia che avrebbe tanto bisogno di risvegliarsi dal sonno dell’indifferenza. E’ così che si ammazza la politica, quella vera, fatta nell’esclusivo interesse dei cittadini e intesa come servizio. E’ così che si deturpa il sacrificio di quei martiri dello Stato (forze dell’ordine, giudici, giornalisti) che sono morti per un’Italia libera, democratica e pulita. In un Paese così le individualità discordanti non sono ben accette. Eppure avremmo bisogno non di uno ma di cento, mille Travaglio. Semplicemente perché l’Italia avrebbe più bisogno di verità. Di tante verità di cui ancora oggi, personaggi senza senso dello Stato che sono nelle Istituzioni, vogliono continuare a privarci.
Ecco perché c’è bisogno di una nuova resistenza che parta dai giovani. Perché a prevalere siano i valori, la verità e affinchè l’assetto democratico del nostro Paese venga salvaguardato. Dobbiamo essere noi i paladini della libertà, i fautori di un vero Liberalismo. Dobbiamo essere noi tutti, uniti e forti, insieme a Travaglio e a quei giornalisti che rischiano la vita ogni giorno, a quei giudici giusti e a quei politici esemplari, le individualità discordanti dell’oggi per un domani migliore. Per un domani di vera libertà e di autentica democrazia.
Giovanni Palmieri |
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